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Il Comitato di Quartiere di Vanchiglia è, da sempre No TAV. E’ No TAV perché ormai è arcinoto che questa grande opera sia inutile, costosa e dannosa. Il Comitato di Quartiere Vanchiglia è No TAV perché nel popolo No TAV ha trovato la dignità, la determinazione, il coraggio di opporsi non solo ad un’opera assurda, ma anche a tutto quel sistema di politica ed economia, a quell’idea che mortifica e sfrutta l’uomo ed il territorio per garantire profitti e guadagni a pochi privilegiati.
Siamo No TAV e ci siamo sempre stati. Eravamo lì, all’alba del 27 giugno, a resistere allo sgombero della Libera Repubblica della Maddalena. C’eravamo il 3 luglio, l’8 dicembre. Abbiamo percorso chilometri tra le gorge, tra i sentieri, tra le strade della valle e di Torino. Abbiamo mangiato polenta al presidio di Giaglione, volantinato al mercato di Susa, animato il carnevale a Sant’Antonino, suonato la chitarra al presidio di Venaus. Abbiamo visto il luccichio dei caschi e dei blindati all’alba di quel 27 giugno ed abbiamo pensato : “Minchia quanti sono…” Ci siamo aggrappati alle barricate, abbiamo tagliato le reti, ci siamo comprati le maschere antigas per sopportare i lacrimogeni, abbiamo violato la zona rossa. Abbiamo fatto tutto quello che tutto il movimento No TAV ha fatto in questi mesi e questi anni. Tutto quello che Giorgio, Luca, Jacopo, e gli altri arrestati hanno fatto insieme a noi.
Siamo colpevoli, signor Caselli. Siamo tutti colpevoli, signor Caselli. Noi, i nostri figli, i nostri genitori, un’intera valle, decine di migliaia di cittadini che hanno partecipato attivamente alla lotta No TAV.
Siamo colpevoli di oltraggio. Perché gridiamo, in ogni luogo ed in ogni occasione, i nomi ed i cognomi di quelli che vogliono arricchirsi con la TAV, che sono gli stessi che, da sempre, devastano i nostri territori ed umiliano la nostra dignità. Siamo colpevoli di insubordinazione. Perché non ci beviamo le menzogne che ci raccontate e fate scrivere sulla stampa. Siamo colpevoli di resistenza. Perché non abbiamo alcuna intenzione di mollare un solo metro della lotta che stiamo animando. Siamo colpevoli di associazione. Abbiamo storie diverse, mestieri diversi ma non ci sentiamo singoli individui. Ci sentiamo una comunità che, unita e compatta, resiste e si batte. Siamo sovversivi. Perché vogliamo cambiare, dal basso, questo stato di cose presenti; perché non abbiamo interessi privati da difendere; perché vogliamo essere il vento che vi spazzerà via, una volta per tutte e, da qui, ripartire per costruire una società nuova. Siamo irriducibili. Irriducibili al silenzio.
E vi facciamo una terribile paura. Ci avete mandato contro ingegneri e professori, a sostenere l’insostenibile ragione di un’opera assurda. Li abbiamo smontati punto su punto, calcolo su calcolo, progetto su progetto. Ci avete mandato contro politicanti rampanti. Li abbiamo sbugiardati pubblicamente. Ci avete mandato polizia da mezza Italia. Blindati, elicotteri, bulldozer, jeep. Ci avete gasato come animali, facendo il tiro al bersaglio sulle nostre teste. Ci avete perquisito, fermato, controllato, sorvegliato, fotografato, registrato. Avete costruito recinzioni, strade, muri, torrette, caserme, fortini.
E nonostante tutto questo non siete riusciti a farci arretrare di un metro.
Pensa forse ora, signor Caselli, che questo macabro teatrino di arresti in mondovisione piegherà il movimento No TAV?
Prendiamo in prestito una splendida frase scritta da Gigi Roggero su InfoAut: “La verità è che chi da ieri all’alba si trova in carcere è libero, chi ce lo ha messo è prigioniero. Prigioniero del proprio passato, della propria servitù, della propria impotenza. Questa è la retata della paura di fronte alla forza: non gli resterà in mano nulla, se non la loro miseria. A noi, invece, resta quel sorriso di Giorgio portato via in manette. Più di tante parole, con tranquillità, ecco la certezza che ci accompagna: non ci prenderete mai.”
I nostri zaini sono pronti. Gli scarponi non li abbiamo mai tolti. Come ci disse, un giorno, uno splendido vecchietto della valsusa “da qui non sono riusciti a passare i tedeschi,…figuriamoci se passano questi qui”. A Sarà Dura.
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