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 di Gianni Milano
Aprite le finestre : è primavera ! Un ghigno silenzioso ed avvolgente isolava la casa di Tonino. Il vasetto, sul davanzale della finestra, offriva ammosciati fac-simili di fiori. Come un’edera maligna, i grandi fantasmi stazionavano, gravi e grevi, sul tetto e attorno ai muri dell’abitazione.
Due cuori e una capanna! Già…! All’interno, lieve e indiscreto, il nostro sguardo penetra, svicolando tra pentole, pentolini e strumenti di cucina, fin nella camera da letto di Tonino e Rosella. Lo specchio dell’armadio riflette il letto, che, comprato a rate, ha visto grandi amori. Ora tutto s’è come congelato: gli amori, le speranze… ed anche il sonno, che, non più Morfeo, diventa tempo di tribolazioni. Tonino si rigira tra le lenzuola e, ogni volta, scopre un pochino di più Rosella. Impressione o realtà? Pare, a noi, che lo specchio, oltre il letto, rifletta qualcosa d’altro: un piccolo, àfono, maligno ghigno. Eh già! Ora i fantasmi stanno anche in casa! Eppoi, perché ghignanti? “Cos’hai Toni?” “Mal di pancia…” “L’ulcera?” “Forse…” “Dormi Toni che domani ci tocca lavorare…” “Ci provo, ci provo…Che domenica del cavolo…!” Il nostro sguardo, come un periscopio o un mobile braccio di polipo, mette a fuoco altri frammenti del piccolo, noioso, dramma notturno. La tuta, sulla spalliera della seggiola, una Sacra Famiglia sorridente (beata lei!) e anche… Un perfido fantasma, ogni volta che il Tonino si lamenta per il dolore, pare emettere un dentino assatanato, pare premere il bottone della sofferenza. Ma le ore, anche se lunghe, eterne non sono. Viene il mattino: la sveglia suona. La luce dell’alba dovrebbe fugare le ombre, le allucinazioni. Tonino butta fuori, con una certa ritrosìa, le gambe dal letto. Similmente Rosella. Nel soggiorno, stronfiando, Alberto, figlio quindicenne, si appresta a consumare stancamente i rituali del levarsi. Intanto far la coda per lavarsi i denti e la faccia, poi riunirsi in cucina per far fuori la colazione, con di fronte i genitori dal volto aggrottato e le rughe che paiono volersi suicidare, precipitando sulle labbra. “Già!”, pensa Tonino, “devo anche andare a parlare con la profia di italiano che ha scritto la nota sul diario…!”. “ ‘Sto figlio mi sta crescendo sotto gli occhi e niente gli va più bene. Ora vuole le braghe come quelle dei suoi amici e minimo minimo sono venticinque euro…”, pensa, movendo le labbra, ma senza emettere suono, la Rosella. “Chissà poi perché vado a scuola se poi tanto non c’è lavoro!”, pensa l’Alberto, mentre osserva gli sguardi bassi dei suoi genitori. E questi pensieri sembrano condensarsi, farsi grumo, soffice quasi, sedile ottimo per un altro fantasmino, quello che dà il cambio al fantasma notturno dell’ulcera, quello che produce il materiale per l’ulcera. Ora l’Alberto ha terminato e si defila con un rapido saluto. Andrà a scuola? Andrà a spasso? Chi lo sa. Comunque… per quel che conta! “Non volevo discuterne davanti al ragazzo”, fa Tonino, “ma mi hanno parlato in fabbrica di cassa integrazione… Niente ferie quest’anno!”. “Andremo ai giardinetti, a mangiar l’anguria!”, brontola la Rosella, mentre, con la biro, sta preparando la lista della spesa. Che certo a Porta Palazzo costa meno ma fra tram, tempo che perdi e poi… meno sì ma sempre caro… e cosa ha detto il Toni sulla cassa integrazione? “Faccio il secondo turno, oggi, così posso andare a scuola a parlare con quella d’italiano”, smozzica il Tonino mentre s’infila sulla tuta una giacca. “Se mi dice che è una schiappa, che rispondo? Che gli facciamo ripetere l’anno e non se ne parla più, oppure…?”. Ed anche lui se ne esce. Appollaiato sulla spalla qualcosa come nebbia. Un altro fantasmino? Pare. Ma diverso dai precedenti. Questo è il fantasma dei fastidi scolastici. La Rosella rimane sola in casa. Sola! Si fa per dire. Intanto c’è tutto da mettere in ordine. Poi ci sono le domande alle quali bisogna dare una risposta e lei al Toni non ne ha mica parlato ma con i soldi che si hanno in casa, anche se pare l’inflazione cali, sempre meno roba si acquista al mercato. Meno fatica a portare la borsa, sempre più a dieta. Come faranno i pensionati! Si dice bene: sola! Ma dove, ma quando… È un nugolo di fantasmini, appollaiati sul lampadario, quello che le hanno regalato diciotto anni fa quando si è sposata, sulla cornice del quadro con la stampa, sulla pianta grassa che non fiorisce mai, persino sulla caffettiera a far dispetti, che quando versi il caffè sempre sporchi la tovaglia, un nugolo di fantasmini a far da coro ai lamenti di Rosella. La vetturetta di Tonino pure lei borbotta, ma va. Ad un certo punto tossisce, strattona e poi si arresta. “Porca miseria, cosa avrà mai? Le candele sono pulite, il carburatore pure…Fatta rivedere quindici giorni fa…Ne ha sempre una! Ma forse…E già! Non c’è più benzina. Porca porca miseria! Ne ho messo venticinque euro solo tre giorni fa. Venticinque euro sono venticinque!”. E qui, come nella réclame del dentifricio, a ghigno spalancato, ecco un altro fantasmino che se la gode sul cruscotto. Non eravamo rimasti d’accordo che Tonino era partito con sulla spalla il fantasma dei fastidi scolastici? Sì. Ma questo è quello della benzina che sempre aumenta, che tu spendi la stessa cifra ma te ne danno sempre meno… È un fantasma che abita sul cruscotto della vettura di Tonino. Le destinazioni di Rosella e Tonino divergono. Il primo, dopo essersi fatto un chilometro a piedi per ricuperare qualche litro di benzina, ora è davanti alla professoressa d’italiano del figlio. “Per questa scuola, se lo lasci dire, Alberto è disadattato. Un po’ non ha voglia di studiare, un po’ non vi vede uno scopo… Eppoi lei lo sa che ora il mondo del lavoro richiede sempre più gente scelta ed allora occorre selezionare…”, sta spiegando la professoressa a Tonino, che, imbarazzato, sa già dove si andrà a finire: gli bocceranno il figlio e la Rosella si arrabbierà e la sua ulcera lo farà rigirare nel letto e… Tonino esce dalla scuola sempre più confuso e con la gola secca. Meno male che c’è un ‘toretto’ lì vicino! Ed anche le siringhe, schifo d’una miseria!, anche le siringhe! Rosella zoppica. Sul tram le hanno pestato un piede. Che baraonda a Porta Palazzo! Il biglietto con l’elenco della spesa è lungo. Gira, rigira, tra i banchi del mercato. E alla fine si accorge che soldi non ne ha più ma la lista non si è esaurita. Pazienza! Però che barba aver sempre pazienza! E questo peso, quasi una sensazione, non un peso pesante ma comunque…lì, sulla spalla… “Buongiorno signora, anche lei al mercato, neh?”. È la vicina, più giovane, senza figli, casalinga non per vocazione ma per mancanza di lavoro. Insieme iniziano la calza delle lamentazioni. E tra una parola e l’altra, Rosella s’accorge che anche la sua vicina è piegata più da una parte, come se pure lei avesse un peso, che so, un qualche cosa sulla spalla…Rosella non s’azzarda a parlarne ma la curiosità… Allora infila nel discorso lo spiffero, d’aria, si capisce, che fa venire i reumi, un po’ di artrite, ma alla sua età, diomio!, non è possibile. Ed allora che cos’è che piega le due donne da una parte? È da un po’ che entrambe se ne sono accorte. Meno pesa la borsa della spesa e più si sentono tirare da quella parte. “Vero, neh?”. “Strano, però. Sempre meno si compera…”. Il fantasmino della moneta, pesante, si sente in pericolo. Se queste discutono tra di loro e magari si accorgono che più la moneta perde di valore più il fantasma ghigna… “Stanotte ho dormito male, sa! Mio marito soffre di ulcera e si lamenta, di notte…”, fa la Rosella, che è entrata in confidenza con la vicina. “Il mio, invece, parla nel sonno. Ha paura delle guerre stellari, non capisce perché non si mettono d’accordo…”, replica la vicina. “Allora anche lei non riesce a dormire! Ma non si potrebbe fare qualcosa? Toni, mio marito, ha l’ulcera, dice il medico, perché si preoccupa troppo, ma ha ragione di preoccuparsi…”. Già. Una parola tira l’altra e i problemi saltano fuori. Se le grane ci sono, mica è colpa dei fantasmi, no? Ci sarà qualcuno che è responsabile. Intanto, magari, potrebbero trovarsi stasera dopo cena e parlarne, presenti anche i mariti, ma Tonino questa sera no, perché ci ha i turni ma… “Mio marito ha notato”, fa la vicina ”che da un po’ di tempo sembra sempre che voglia piovere su casa nostra. Ci sono dei nuvoloni neri…”. “Anch’io l’ho notato sul nostro stabile, ma pensavo fosse un caso isolato”. “Mi dà una sensazione di morte! Come il fungo atomico, ha presente?”. E intanto prendono il tram insieme e la vicina ne approfitta per comunicare che è incinta e la Rosella a scuotere la testa perché se le cose continuano così che futuro c’è per i nostri figli? Ma mica si può stare sempre tappati in casa col terrore che qualcosa ci succeda! Qualcosa! Che non si sa che cos’è e quando arriva e perché. “Mica tanto vero”, fa la Rosella. “Bisogna informarsi, parlarne, vedere perché. Vedere perché ci sono quelli che si fanno i soldi e noi… Mio suocero ha la minima…” “Sa cosa mi ricordo? Mia mamma, a questa stagione, mi cantava sempre una canzone, sa, io sono toscana, mi cantava ‘aprite le finestre, è primavera’…Bisognerebbe aprire le finestre, fare entrare aria, diomio non inquinata no, aria pulita che faccia venir voglia di vivere, non quella nebbiosa, scura, che sa di mafia, che sa di terrore atomico, missili, siringhe…”, si sfoga la Rosella. Perché poi, alla vicina, tra un po’ di mesi nascerà un pupo e cosa gli vuoi preparare? Un mondo pieno di paura? Aprire le finestre e spazzare le ragnatele, quelle fuori e quelle dentro. Fare un ripulisti primaverile, tutti insieme. Queste idee si rinforzano nella testa delle due donne, che ne parleranno ai loro mariti, ai vicini, ai compagni di lavoro che già lo sanno che un dito solo serve per ficcarselo nel naso, non per cambiare le cose, ma tutte le dita insieme, vedrai bene che cosa riesco a fare! E quando, il giorno dopo, l’Alberto filato a scuola, dove, già si sa, lo bocceranno, ma, anche lì, non è obbligatorio e bisognerà pensarci, la Rosella e il Tonino sono soli in casa, ci provano ad aprire le finestre, che è un po’ come fare all’amore le prime volte, da una vita lo si fa ma è sempre una novità, e la luce entra in primo piano e scaccia le ombre vicine, le annienta, poi sempre più in grande quantità mentre è un fuggi fuggi generale, di pulviscolo diresti ma, in verità, di fantasmi d’ogni tipo e carattere, e poi senti uno strappo, come di una tela che s’apre e le nuvole di sopra spariscono, non del tutto, ma un poco sì. E al Tonino, quasi per miracolo, le rughe non cascano più giù. Si sente più forte, gli torna la voglia di guardare sua moglie non come quella che gli chiede che cos’ha di notte ma come una donna e, anche se è sempre tardi, non è mica detto che uno a quarant’anni è già in pensione tra i reduci… Eppoi ci sono gli amici e domenica prossima si faranno aiutare dall’Alberto e sposteranno l’armadio in camera da letto che sempre gli pareva, a tutti e due, di vederci dentro un ghigno, un qualche cosa… Sarà telepatia? Il Tonino sta varcando il cancello della fabbrica e sta pensando che è ora di vederci chiaro, di non rassegnarsi. È ora di capire che cosa c’è di vero oppure no. È ora, di nuovo, di sentire il calore della solidarietà, del fare le cose insieme, che ti dà tepore, come questo raggio di sole in primavera, che riesce ad oltrepassare il cancello senza mostrare il tesserino… E sospira il Tonino. Gli sembra d’essere più leggero. In fondo, ci si poteva pensare anche prima! |